venerdì 20 settembre 2013

Equitalia risarcisce il danno biologico per l’ipoteca illegittima

Non solo la cancellazione dell’ipoteca, ma anche il risarcimento del danno biologico da micropermanenti: a questo ha diritto il contribuente cui Equitalia abbia iscritto, sulla casa, una ipoteca illegittima per via delle cartelle pazzeemesse dal Comune. Tenuto al risarcimento, oltre all’agente della riscossione, è anche lo stesso Comune, in solido.
A stabilirlo, in un dei tanti casi italiani di “mala-riscossione”, è stato il Giudice di Pace di Lecce con una recente sentenza [1].

Se il contribuente, vedendosi piombare un’ipoteca senza alcun fondamento giuridico, subisce una reazione traumatica da stress, la giurisprudenza della stessa Cassazione gli riconosce il danno non patrimoniale [2] (si tratta di una menomazione psico-fisica della persona, che incide sul valore uomo in tutta la sua concreta dimensione).

Ovviamente, la lesione deve essere accertata da un Consulente tecnico d’ufficio, nominato dal giudice. Valutata la perizia, il giudice – stando alla sentenza in commento – applica, per liquidare il risarcimento, la tabella per il danno biologico di lieve entità previsto dal codice delle assicurazioni.

IN PRATICA

Se l’ipoteca sulla casa, iscritta da Equitalia, viene dichiarata illegittima dal giudice (in quanto il tributo non era dovuto), è possibile ottenere, oltre ovviamente alla cancellazione dell’ipoteca stessa, anche il risarcimento del danno biologico.

A tal fine è necessario dare la prova di aver subito uno stress e una conseguente reazione traumatica. Ad accertare il danno è il perito nominato dal giudice.

[1] G.d.P. Lecce sent. n. 3013/13, magistrato onorario dott. Cosimo Rochira.
[2] Cass. sent. n. 21428/07.

(fonte: www.laleggepertutti.it - articolo del 18/09/2013 di redazione)

Equitalia non può procedere al pignoramento del conto corrente intestato ancora al defunto o a tutti gli eredi. Pignoramento bene indiviso

Cassazione, sentenza del 19 marzo 2013

Il Concessionario della riscossione non può pignorare la quota del conto corrente bancario del debitore esecutato se la massa ereditaria è comprensiva di altri beni.

La sentenza. È quanto si evince dalla sentenza n. 6809/13 della Corte di Cassazione, pubblicata ieri.

Il caso. Nel caso di specie, Equitalia pignorava i saldi attivi esistenti presso un banca e intestati al deceduto sig. X. I predetti beni appartenevano agli eredi dell’uomo (i tre figli), di cui uno debitore esecutato.

Provvedimento di assegnazione. Resa la dichiarazione di quantità, il giudice dell’esecuzione disponeva l’assegnazione di un terzo del compendio pignorato al creditore procedente. A questo punto, l’esecutato ha impugnato l’ordinanza di assegnazione, eccependo l’inespropriabilità “di un singolo bene indiviso facente parte di una comunione ereditaria”. Equitalia si è costituita in giudizio, deducendo l’applicabilità delle disposizioni di cui agli artt. 599 e segg. del codice di procedure civile, “anche nel caso di comunione ereditaria” e, segnatamente, di cointestazione di un conto corrente bancario. Ebbene, il Tribunale ha confermato l’assegnazione. Dal che la decisione del debitore di sottoporre la vicenda all’attenzione della Suprema Corte.

La Corte. Ebbene, gli Ermellini hanno accolto il ricorso, cassando con rinvio la sentenza gravata. Nelle motivazioni, il Collegio ha ribadito quanto già precisato dalla giurisprudenza di legittimità (da ultimo, v. Cass. n. 10334/2005), vale a dire:
a) che l’espropriazione forzata dell’intera quota, spettante a un compartecipe, dei beni compresi in una comunione, è certamente possibile, ma limitatamente a tutti i beni indivisi di una singola specie (immobili, mobili o crediti);
b) che, iniziata l’espropriazione della stessa, il giudice dell’esecuzione può disporre la separazione in natura della quota spettante all’esecutato (debitore), se questa è possibile o, in caso contrario, ordinare che si proceda alla divisione, oppure disporre la vendita della quota indivisa;
c) che non è invece ammissibile l’espropriazione forzata della quota di un singolo bene indiviso, quando la massa in comunione comprenda più beni della stessa specie, perché potendo, in sede di divisione, venire assegnato al debitore una parte di un altro bene facente parte della massa, il pignoramento potrebbe non conseguire i suoi effetti, per inesistenza nel patrimonio del debitore, dell’oggetto dell’esecuzione.
(Fonte: http://www.fiscal-focus.info/giurisprudenza/equitalia-pignoramento-bene-indiviso,3,13784)

lunedì 9 settembre 2013

Finanza marcia in Italia, è scandalo Banca Carige

ROMA (WSI) - Ora non è più questione di un uomo solo al comando, di personalismi, favoritismi e campanilismi. Non è più la storia del siluramento, dopo 25 anni al vertice, di Giovanni Berneschi e del suo tentativo di resistere al blitz del principale azionista, la Fondazione guidata da Flavio Repetto che controlla la banca con il 47%. La vicenda di Banca Carige ora fa tappa dalla magistratura. 

Ieri gli ispettori di Bankitalia, gli stessi che hanno steso una durissima relazione su Carige scoperchiando un andazzo che durava da lunghi anni, hanno consegnato al procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce, i risultati del loro lavoro, concluso il 26 luglio scorso. 

Dell’indagine si occuperanno lo stesso Di Lecce e il procuratore aggiunto Nicola Piacente. Le relazioni degli ispettori sono due e riguardano da una parte l’istruttoria e la concessione di mutui e prestiti e l’intervento economico nel sociale; dall’altra manovre economico-finanziarie che hanno suscitato dubbi e sospetti. 

Le carte di Bankitalia sarebbero arricchite anche da alcune relazioni di Consob che è intervenuta recentemente su alcune operazioni di short selling effettuate dalla banca. Nei fascicoli anche alcuni rilievi amministrativi in merito alla vendita di Sgr del gruppo Asset Management e sul rapporto "controllori-controllati" che secondo gli ispettori non avrebbero portato ai dovuti provvedimenti. 

In particolare gli ispettori hanno evidenziato questi aspetti alla procura di Genova e hanno fatto riferimento anche alle segnalazioni di Banque de France sulla filiale di Nizza di Banca Carige. Nel 2010, la banca centrale francese aveva segnalato il mancato adeguamento della filiale alle norme contro il riciclaggio di denaro sporco. Rilievi effettuati già nel 2002 e nel 2005 e conclusi con due multe da 150 mila euro.

In particolare nel 2005 Banque de France si era occupata di un’operazione da 583 mila euro versati su un conto di Carige Nizza a fronte della vendita di immobili in Italia per 186 mila euro. Un’operazione che, secondo Banque de France «giustifica il sospetto che le somme potrebbero provenire da attività illecite», così come il deposito di oltre 210 mila euro a fronte della vendita di opere d’arte da parte di una donna senza reddito. Operazioni che Carige Nizza, scrivono i francesi, «non ha segnalato a Tracfin» (il servizio francese antiriciclaggio). 

Ma le accuse mosse da Bankitalia riguardano anche rischi di rientro da prestiti e mutuiscarsamente e opportunamente valutati, la distribuzione dei poteri ai vertici della banca, la difficoltà del cda nel rendere sostanziali le critiche alla gestione dell’ex presidente Berneschi. 

Carige ha 6 mila dipendenti (3 mila in Liguria) e 2 milioni di clienti, tutti a Genova hanno un conto, o lavorano o hanno parenti che lavorano nella banca (o tutti e tre le cose): è evidente che in città non si parli d’altro. Fanno rabbia i soldi erogati agli amici degli amici, mentre i comuni cittadini devono sudare le proverbiali sette camicie per poi vedersi (spesso) negare un piccolo mutuo. 

Anche per questo su Carige ieri è ritornato il sindaco Marco Doria. «Le osservazioni e i rilievi della Banca d’Italia richiedono che al più presto un nuovo consiglio assuma la piena responsabilità nella gestione di una banca le cui fondamenta sono sane e che ha grandi potenzialità». 

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LE PEGGIORI BANCHE IN ITALIA. SCANDALI E RUBERIE

OMA (WSI) - Son 11 le banche in amministrazione straordinaria mentre una risulta in Gestione Provvisoria. E' la Banca delle Marche l'ultimo istituto di credito messo in 'Gestione provvisoria' secondo quanto comunica la Vigilanza della Banca d'Italia, che ha reso noto l'elenco delle aziende di credito oggetto di provvedimenti straordinari.

La Banca di Ancona e' stata infatti sottoposta alla Gestione provvisoria a far data dal 27 agosto, ma sono soprattutto le Bcc a segnare il maggior numero di istituti sotto 'amministrazione straordinaria': si tratta in particolare delle Bcc, di Monastier e del Sile; di S.Francesco; del Veneziano; Euganea e Ospedaletto; di Alberobello e Sammichele di Bari.

Presenti anche nell'elenco delle banche in amministrazione straordinaria, la Cr della Provincia di Teramo (Banca Tercas), e la Banca Popolare di Spoleto, oltre alla Cr di Ferrara, e l'Istituto per il Credito Sportivo. Tra gli intermediari non bancari, Spoleto Credito e Servizi Societa' Cooperativa. Ma appartengono sempre alla categorie delle Bcc e banche di credito cooperativo, le altre due banche: Banca dei Due Mari Credito Cooperativo e Bene Banca Credito Cooperativo di Bene Vagienna. (ASCA)

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Sofferenze record

articolo di Giorgio Meletti 

Da 13 anni, cioè dal 2000, le sofferenze bancarie non raggiungevano un livello così alto rispetto agli impieghi: secondo i dati di giugno dell'Abi (Associazione bancaria italiana) siamo al 7,1 per cento. Significa che, dei quasi 2 mila miliardi che le banche italiane prestano alle imprese grandi e piccole e alle famiglie, sono arrivati a 138 miliardi i soldi che gli istituti stentano a riavere indietro (aziende in crisi, famiglie in difficoltà che non riescono a pagare le rate del mutuo etc.).

Le banche soffrono, dunque, e il dato statistico riflette un quadro drammatico: alle difficoltà delle aziende e delle famiglie colpite dalla crisi economica si aggiunge l'esplosione dei casi di mala gestione o crediti facili di cui alle cronache di questi mesi, dal caso Zaleski al caso Banca Marche, dal Mps a Carige.

Due gli elementi preoccupanti. Il primo, ovvio, è che perdurando la crisi le possibilità di recupero di queste cifre appaiono basse, e dunque l'eventualità che sul sistema bancario si abbatta una tempesta da 100 miliardi non è remota. Il secondo è la progressione del fenomeno. Nell'estate del 2007, all'immediata vigilia della crisi finanziaria internazionale, i crediti in sofferenza del sistema bancario italiano erano attorno ai 16 miliardi.

In sei anni si sono moltiplicati di oltre otto volte, con un'accelerazione impressionante: triplicati in due anni (nell'estate del 2009 avevano toccato i 50 miliardi), ulteriormente raddoppiati nei successivi due anni (nell'estate del 2001 furono toccati i 100 miliardi), fino ai 138 miliardi di giugno scorso. La previsione dell'Abi e di Bankitalia è che l'ammontare delle sofferenze continuerà a salire. Un anno fa l'Abi formulò una previsione che oggi risulta ottimistica: le sofferenze sarebbero arrivate al 7,2 per cento degli impieghi nel 2014. A metà del 2013 siamo già al 7,1 per cento.

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BANCHE: "HANNO SMESSO DI FARE IL LORO MESTIERE"

ROMA (WSI) - Sofferenze in crescita, prestiti giù, e tutto questo a fronte di tassi sui mutui in rialzo. Questo il quadro del sistema bancario italiano.

Stando al rapporto di Bankitalia sulle "principali voci dei bilanci bancari", i tassi d'interesse, comprensivi delle spese accessorie, sui finanziamenti che sono stati erogati alle famiglie per l'acquisto di abitazioni sono saliti al 3,96% rispetto al 3,90% del mese precedente. I tassi sulle nuove erogazioni di credito al consumo si sono attestati al 9,52% o (9,55% di giugno). 

I tassi d'interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono stati pari al 4,41% (4,30 nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia sono aumentati al 2,96% (2,77% a giugno). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari all'1,05%(1,08% a giugno).

Nello stesso arco temporale i prestiti che le banche hanno erogato ai privati sono scesi su base annua -3,3%, peggio del -3% di giugno, e al tasso peggiore degli ultimi 12 mesi. 

Precisamente, i prestiti erogati alle famiglie sono scesi dell'1,1% su base annua (-1% a giugno); quelli alle società non finanziarie sono scesi - 4,1%, come a giugno. Sul fronte della raccolta, a luglio il tasso di crescita dei depositi del settore privato è stato del 5,9% (6% a giugno) mentre la raccolta obbligazionaria è calata del 6,3% sui dodici mesi (-4,2% nel mese precedente).

In peggioramento il quadro delle banche italiane: le sofferenze bancarie hanno registrato un tasso di crescita pari al 22,2%, contro il 21,9% di giugno. 

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''Le banche continuano nella loro politica disastrosa: o si tengono i soldi o li danno a caro prezzo. Da quando e' scoppiata la crisi le banche hanno smesso di fare il loro mestiere, che e' quello di far circolare moneta nel sistema, contribuendo al fallimento di famiglie e imprese''. Lo afferma, in una nota, il Codacons, in merito ai dati diffusi oggi da Bankitalia su prestiti e tassi di interesse. L'associazione dei consumatori chiede al Governo di ''stare, almeno per una volta, dalla parte dei clienti delle banche, eliminando, ad esempio, balzelli assurdi come le commissioni di istruttoria veloce, aumentando la concorrenza e riducendo i privilegi'' e suggerisce di ''tassare seriamente le transazioni finanziarie, in modo da rendere meno appetibili gli impieghi meramente speculativi a vantaggio degli investimenti a sostegno dell'economia reale e del sistema produttivo''. (ASCA)

giovedì 5 settembre 2013

SENTENZE INTERESSANTI

Tribunale Reggio Emilia, sentenza 03/04/2013 n.618
(La responsabilità contrattuale della casa di cura nei con-fronti del paziente può conseguire sia all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, sia all’ina-dempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario ne-cessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subor-dinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e l’organizzazione azien-dale, non rilevando in contrario la circostanza che il sani-tario risulti essere anche di fiducia del paziente o comun-que da lui scelto) 

Cassazione, sezione penale, 28874/2013
(Penalmente responsabile per disturbo alla quieta delle persone chi istalla condizionatori rumorosi in casa o nel luogo ove svolge l'attività)

lunedì 2 settembre 2013

Disturbare con ripetute chiamate al telefono è reato di molestia

Arrecare disturbo a una persona chiamandola ripetutamente al telefono è reato di molestia [1], anche se le telefonate sono brevi e addirittura mute.

Lo ha affermato la Cassazione in una recente sentenza [2]. La Corte ha confermato la condanna di un uomo che, in sette giorni, aveva telefonato dodici volte ad una persona che, già ai primi contatti, aveva manifestato la propria insofferenza alle chiamate (comunicandolo anche con un sms). Nonostante le telefonate durassero tutte appena un secondo e fossero completamente mute, la Cassazione ha stabilito che, per aversi reato, è sufficiente il numero elevato di chiamate, comunque idonee a turbare la tranquillità della vita privata del destinatario.

La stessa Corte aveva già affermato, in un’altra sentenza [3], che il reato di molestia può consistere anche in una sola telefonata, se per il suo contenuto o per l’ora alla quale viene effettuata provoca nel ricevente un turbamento della vita privata.

Non contano quindi il numero, la durata e il contenuto dei contatti: le telefonate sono comunque moleste se creano in chi le riceve un turbamento nella quiete della propria vita privata.


[1] Art. 660 cod. pen.
[2] Cass. sent. n. 20200/2013.
[3] Cass. sent. n. 23521/2004.
(www.laleggepertutti.it)