domenica 4 novembre 2012

AUMENTA L'IMPOSTA DI BOLLO SUI CONTI DEPOSITO DEL 50% DAL 01GENNAIO2013


Non c’è il tempo di assimilare una tassa, che subito il governo tecnico te ne rifila un’altra. 
Così, a partire dall’1 gennaio 2013, l’imposta di bollo sui conti deposito, sui conti corrente e  sui buoni postali aumenterà dallo 0,1% allo 0,15% della somma depositata. Una crescita della tassazione del 50%, partendo da un’imposizione minima annua di 34,20 euro e rimuovendo il tetto massimo di 1.200 euro oggi previsto.
Si pensi che fino alla fine del 2011 si pagava solo 1,81 euro per ogni comunicazione della banca alla clientela, con l’istituto che nella maggior parte dei casi si accollava l’onere, in modo da fare bella immagine di sé nella documentazione inviata al cliente. Ciò, grazie al fatto che il conto deposito veniva qualificato quale contratto di deposito a risparmio, nella forma più comunemente diffusa.
Già la manovra dell’agosto 2011 di Tremonti aveva modificato la vecchia disciplina, trasformando l’imposta da fissa a proporzionale, in diminuzione al crescere della somma depositata. Venivano esclusi ancora i conti deposito e i conti correnti.
Poi, la manovra di dicembre del governo Monti rimise mano alla materia, applicando l’imposta di bollo su tutti gli strumenti finanziari, compresi conti correnti e conti deposito, con solo alcune esenzioni, sulla base delle somme depositate. Infatti, ad oggi sono esclusi dalla tassazione solo i conti correnti aperti presso banche o posta, il cui saldo medio nell’anno è inferiore a 5 mila euro. Al di sopra di tale somma, il bollo minimo è di 34,20 euro all’anno, mentre il massimo è fissato in 1.200 euro.

Riepilogando, ecco quale situazione si trovano e si troveranno ad affrontare gli italiani oggi e dall’anno prossimo in poi:
- su conti deposito, polizze e conti titoli si paga lo 0,1% della somma depositata per il 2012 e lo 0,15% dall’1 gennaio 2013. L’imposta di bollo minima è di 34,20 euro e massima di 1.200 euro;
- su conti correnti bancari, postali e su libretti postali si paga imposta fissa di 34,20 euro per le giacenze medie annue superiori a 5 mila euro;
- su buoni postali dematerializzati si paga lo 0,1% nel 2012 e lo 0,15% dall’1 gennaio 2013 dei buoni con la stessa intestazione, purché superiori ai 5 mila euro e, comunque, l’imposta minima è di 34,20 euro;
- su buoni postali cartacei si paga lo 0,1% nel 2012 e lo 0,15% dall’1 gennaio 2013, con imposta minima di 1,81 euro per buono e senza esenzione per gli importi inferiori ai 5 mila euro.
La riforma della disciplina ha modificato già nei mesi scorsi le condizioni contrattuali tra cliente e banca sui conti deposito, tanto che alcuni istituti, come Mediolanum e Che Banca! hanno proceduto a inviare comunicazione ai propri clienti, in cui li si informava che non vi era più la disponibilità dell’istituto ad accollarsi il pagamento del bollo. Pertanto, l’unica possibilità ad oggi per vedersi applicato il vecchio contratto è di esercitare la clausola di rescissione entro i 60 giorni dall’avvenuta comunicazione.
Ancora una volta, dunque, i tecnici si accaniscono con il risparmio degli italiani e tra Tobin Tax e imposte di bollo in aumento non resta forse che conservare i pochi spiccioli delle famiglie sotto il materasso. A tanta modernità ci stanno spingendo gli “euro-riformatori”!


(Fonte al Link: http://www.investireoggi.it/finanzapersonale/aumento-imposta-di-bollo-sui-conti-deposito-del-50-dal-1-gennaio-2013/#ixzz2BGnCTAba)

ETà PENSIONABILE DONNE NEL SETTORE PRIVATO: LE NOVITà DELLA RIFORMA FORNERO

Età pensionabile per le donne del settore privato innovata con la riforma pensioni 2012, attuata dal ministro Fornero. La pensione di vecchiaia si avrà a 62 anni nel 2012 fino ad arrivare a 66 nel 2018. Ma entriamo nei dettagli.


Riforma pensioni 2012

Lo scorso dicembre 2011, il Governo Monti appena insediatosi, ha approvata la cd manovra salva Italia che tra le tante novità, prevede una riforma storica del sistema pensionistico in Italia. Importanti sono le novità introdotte da quest’anno infatti per i lavoratori, ma anche le lavoratrici del settore privato.


Età pensionabile donne privato

A disposizione di questi lavoratori infatti ci saranno solo due tipi di pensione, la pensione di vecchiaia e la pensione  anticipata. Ma la novità più interessante riguarda l’età pensionabile. Le differenze fra uomini e donne nel settore privato, nonché le differenze fra lavoratori dipendenti e autonomi, verranno progressivamente eliminate, fino ad una completa equiparazione a partire dal 1° gennaio 2018.


Pensione anticipata 2012

Una delle novità importanti che ha introdotto la riforma pensioni 2012 del ministro Fornero, riguarda la sostituzione dal 1 gennaio 2012 della pensione di anzianità con la pensione anticipata, modificando così la soglia precedente dei 40 anni di servizio per andare in pensione. La pensione anticipata, si ricorda, è una prestazione erogata dall’Inps, indipendente dall’età del richiedente, è concessa a chi ha un’anzianità contributiva di almeno 42 anni e 1 mese (uomini) o 41 anni e 1 mese (donne). I requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e per il 2014.
A questa anzianità occorre poi aggiungere l’ulteriore aumento determinato dall’adeguamento alla speranza di vita.
Ciò comporta che per accedere alla pensione anticipata, le donne devono possedere:
- nel 2012: 41 anni e 1 mese di anzianità di servizio:
- nel 2013: 41 anni e 2 mesi di anzianità di servizio;
-   dal 2014: 41 anni e 3 mesi di anzianità di servizio.


Età pensionabile donne: la pensione di vecchiaia

Per ciò che riguarda la pensione di vecchiaia, si stabilisce che occorre aver maturato una determinata età, la c.d. età pensionabile ed un’anzianità contributiva di almeno 20 anni. L’età pensionabile donne, attualmente più bassa di quella degli uomini nel settore privato sia per i lavoratori dipendenti, sia per quelli autonomi, verrà elevata secondo un meccanismo progressivo che parte dal 1° gennaio 2012  per arrivare nel 2018 alla completa equiparazione. L’età pensionabile continua poi ad aumentare per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita. Eccezioni sono previste per le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2012 abbiano almeno 20 anni di contribuzione e 60 anni di età, che potranno andare in pensione a 64 anni.


Età pensionabile donne privato

Volendo essere concisi l’età pensionabile per le donne del settore privato che intendono accedere alla pensione di vecchiaia cambia a seconda degli anni, come si evince dalla tabella che segue:
Età pensionabile donne settore privato: accesso pensione di vecchiaia
- nel 2012: 62 anni
- nel 2014: 64 anni
- nel 2016: 65 anni
- nel 2018: 66 anni
L’età pensionabile per le donne dipendenti passa a 66 anni nel 2018 come visto sopra, lo stesso requisito delle donne dipendenti pubbliche.  Si raggiunge così un’equiparazione. In tutti i casi è necessario avere un’anzianità contributiva di almeno 20 anni


(Fonte al Link: http://www.investireoggi.it/fisco/et%c3%a0-pensionabile-donne-nel-settore-privato-le-novit%c3%a0-della-riforma-fornero/#ixzz2BGloS31B)

ATTESTATO CERTIFICAZIONE ENERGETICA NECESSARIO PER LA DETRAZIONE AL 55%


Attestato certificazione energetica. Uno dei documenti necessari per poter fruire della detrazione 55%, per i lavori di risparmio energetico, è, oltre all’asseverazione del tecnico abilitato, la scheda informativa dell’intervento eseguito, l’attestato di qualificazione energetica.


Attestato certificazione energetica e detrazione 55%

L’attestato di certificazione energetica, è quel documento che comprende i dati relativi all’efficienza energetica propri dell’edificio su cui vengono effettuati interventi tesi al risparmio energetico per cui si può fruire della detrazione 55%. Tale certificazione di qualificazione energetica deve essere prodotta successivamente all’esecuzione degli interventi, utilizzando procedure e metodologie approvate dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano ovvero le procedure stabilite dai Comuni con proprio regolamento antecedente alla data dell’8 ottobre 2005. Per gli interventi realizzati a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008, l’attestato di certificazione energetica degli edifici, ove richiesto, è prodotto, successivamente alla esecuzione degli interventi, utilizzando le procedure e metodologie di cui all’articolo 6, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, ovvero approvate dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano, ovvero le procedure stabilite dai Comuni con proprio regolamento antecedente alla data dell’8 ottobre 2005.


Attestato certificazione energetica: chi deve compilarlo

Si ricorda che l’attestato di certificazione energetica, così come la scheda informativa e l’asseverazione, devono essere rilasciati da tecnici abilitati alla progettazione di edifici e impianti nell’ambito delle competenze ad essi attribuite dalla legislazione vigente, iscritti ai rispettivi
ordini e collegi professionali: ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, dottori agronomi,
dottori forestali e i periti agrari.

(Fonte al Link: http://www.investireoggi.it/fisco/attestato-certificazione-energetica-documento-necessario-per-la-detrazione-55/#ixzz2BGj9SCBw)

DETRAZIONE MUTUO PRIMA CASA ANNULLA GLI ALTRI SCONTI IRPEF


Detrazione mutuo prima casa mangia le altre detrazioni fiscali, per effetto dei tagli con la legge di stabilità 2013. Chi ha accesso un mutuo per l’acquisto della prima casa, grazie ai tagli  del DDL stabilità, non usufruirà di nessun’altra detrazione fiscale. Gli interessi passivi sul mutuo prima casa, di cui è possibile godere della detrazione fiscale mangeranno letteralmente tutte le altre detrazioni fiscali di cui il contribuente potrebbe godere. Vediamo perchè.


Legge di stabilità 2013: nuova disciplina sulle detrazioni fiscali

Volendo ricordare a grandi linee le novità introdotte con la legge di stabilità 2013, per quei contribuenti che abbiano un reddito superiore a 15.000 euro, è stata introdotta una franchigia di 250 euro per la maggiore parte delle deduzioni fiscali, disciplinate all’art. 10 TUIR e detrazioni fiscali, ai sensi dell’art. 15 TUIR, per cui si ha diritto ad una detrazione Irpef al 19%. In più si prevede per le detrazioni fiscali un limite massimo di 3.000 euro di spesa. In soldoni, ciò significa che i contribuenti con un reddito superiore ai 15 mila euro lordi  possono detrarre spese superiori solo ai 250 euro, nel limite massimo totale di 3 mila. Ma in pratica la quota effettiva che fa scendere l’Irpef si ferma al 19% di quel nuovo tetto, ovvero 570 euro. Facendo un rapido calcolo il tetto massimo di 3mila euro di spesa è davvero esiguo.

Detrazione mutuo prima casa: come cambia

Per ciò che concerne la detrazione mutuo prima casa, volendo fare una differenza con il passato, i contribuenti che hanno acceso un mutuo per l’acquisto prima casa, potevano detrarre gli interessi passivi su questo mutuo al 19% con un tetto di 4 mila euro. Dunque 760 euro al massimo. Con la legge di stabilità 2013 si cambiano le carte in tavola. Ora il tetto si abbassa di mille euro, entra la franchigia di 250 e dunque la detrazione scende a 570 euro. Perdita secca: 190 euro. Il punto però è un altro. Il nuovo tetto di 3 mila euro non riguarda i soli mutui, ma è il limite totale che non può essere superato per tutte le spese che la legge consente di detrarre al 19%. Ecco allora che il danno effettivo per le famiglie è molto più esteso. Se per ora, le spese sanitarie sono  esentate dal tett, per le altre spese non c’è chance, se la famiglia paga il mutuo per l’acquisto prima casa.
Detrazione mutuo prima casa si “mangia” gli altri sconti Irpef. Un piccolo spiraglio sembra averlo aperto il Governo, quando ammette la possibilità di cambiamenti in sede di passaggio in Parlamento della legge di stabilità 2013. Staremo a vedere.


AUMENTO IVA DAL 2013 (DAL 21% AL 22% - IMMUTATA L'ALIQUOTA 10%). RIPERCUSSIONI SULL'IVA APPLICATA ALLE PRESTAZIONI SANITARIE


Sono tante e tutte comunque da verificare le modifiche addotte alla legge di stabilità 2013 del Governo Monti, in seguito ad un’intesa raggiunta dai relatori del PD e PDL e il ministro dell’economia e delle finanze, Vittorio Grilli. Tra queste modifiche, oltre all’annullamento della riduzione Irpef di un punto percentuale per redditi da 15mila e fino a 28mila euro, ci sarebbe anche il capitolo riguardante l’aumento Iva.

Aumento Iva nella legge di stabilità 2013: ante modifiche

Il disegno di legge adottato dal Consiglio dei Ministri aveva previsto un aumento Iva di un punto percentuale dal 1 luglio 2013, per entrambe le aliquote. Si sarebbe passati così, dal  1 luglio 2013, ad un aumento Iva dal 21 al 22% e dal 10 all’11%. 
Se da una parte il Governo si è autocongratulato con sé stesso, affermando che si è cercato di scongiurare l’aumento Iva di due punti percentuali, dall’altra parte cittadini, associazioni di consumatori, nonchè di aziende e imprese non hanno perso molto tempo a fare due conti e capire gli effetti che porterebbe l’aumento Iva anche di un solo punto percentuale sui consumi e quindi sul rilancio di un’economia morente. 

Aumento Iva post modifiche

Ebbene considerando le reazioni scontate, il Governo ha tentato di metter mano sul capitolo riguardante l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto nella legge di stabilità 2013. Inizialmente le soluzioni prospettate erano due: da una parte il ricorso ad una cosiddetta clausola di salvaguardia, che fosse collegata alla revisione delle tax expenditures e dall’altra un  aumento Iva di un punto o forse anche due, ma della sola aliquota al 21%,  lasciando invariata quella al 10%.
Ebbene, stando le ultime modifiche avvenute sulla base dell’intesa raggiunta dai relatori e il Ministro, entrambe queste ipotesi sono state scartate. Ora si confermerebbe l’aumento dell’imposta di un punto percentuale, dal 21 al 22%, mentre rimarrebbe immutata l’aliquota agevolata al 10%. Da quest’ultima modifica mancherebbero all’appello circa 2,3 miliardi. Si cercano quindi altre coperture per far fronte a queste novità dell’ultima ora, considerando anche che l’aumento Iva non ci sarà per le prestazioni sanitarie, su cui continuerà ad applicarsi l’aliquota al 4%. Anche se è tutto in fieri.
L’iter della legge di stabilità 2013 si preannuncia, a meno di un mese dall’adozione da parte del Consiglio dei Ministri, difficile e complicato. Staremo a vedere come intende muoversi il Governo. Certo è che uno dei capitoli non toccati è quello del taglio alle detrazioni fiscali (anche se si annulla l’efficacia retroattiva). Dal mancato aumento Iva, solo per l’aliquota al 10%, ci potranno essere sorprese ancora più amare per i contribuenti?



IMU 2012: LA DICHIARAZIONE è STATA ADOTTATA


Dichiarazione Imu 2012: quando va presentata
Tra queste precisazione necessarie, occhi puntati su chi deve presentare la dichiarazione in questione. Innanzitutto occorre precisare che l’obbligo dichiarativo sorge in casi precisi. Ad esempio nel caso di soggetti titolari di immobili che godono di riduzioni di imposta (fabbricati inagibili, inabitabili, di interesse storico-artistico, immobili che godono di riduzioni di aliquota deliberate dai comuni, fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, nonché terreni agricoli, anche non coltivati, posseduti e condotti da coltivatori diretti)  ovvero nei casi in cui il comune non è in possesso delle informazioni necessarie per verificare il corretto adempimento dell’obbligazione tributaria (ad esempio quando l’immobile è stato oggetto di locazione finanziaria, o di un atto di concessione amministrativa su aree demaniali, ecc ecc).


Dichiarazione Imu condominio

Il tutto viene precisato nelle istruzioni connesse al modello di dichiarazione Imu 2012. In esse si precisa tra l’altro chi siano i soggetti chiamati a presentare la dichiarazione. In particolare nel caso in cui sia costituito il condominio, la dichiarazione Imu deve essere presentata dall’amministratore del condominio per conto di tutti i condomini. Se l’amministrazione riguarda più condomini, per ognuno di essi va presentata una dichiarazione Imu distinta.


Dichiarazione Imu per gli eredi

Particolare è la situazione degli eredi e legatari che hanno presentato la dichiarazione di successione contenente beni immobili. Questi non sono obbligati a presentare la dichiarazione, poiché gli uffici delle Entrate che hanno ricevuto la dichiarazione di successione ne trasmettono una copia a ogni comune del territorio dove sono ubicati gli immobli.


Dichiarazione Imu della casa coniugale

Nel caso poi di assegnazione della casa coniugale dopo la separazione legale o annullamento o scioglimento del matrimonio, il soggetto obbligato a presentare la dichiarazione, è il coniuge assegnatario titolare ai fini Imu, del diritto di abitazione.


(fonte al Link: http://www.investireoggi.it/fisco/dichiarazione-imu-2012-chi-sono-i-soggetti-obbligati-alla-presentazione/#ixzz2BGceActX)

giovedì 1 novembre 2012

WWW.AUDIOVIDEOMANIA.IT, WWW.HIGHTECKONLINE.IT E WWW.TVEFOTO.IT LO STESSA SISTEMA, LA STESSA STRATEGIA LA STESSA TRUFFA.


A.E.C.I. ha da tempo messo sotto i riflettori questi tre siti internet. Il metodo utilizzato è sempre lo stesso. Prodotti a prezzi shock. Siti internet ben fatti (con la stessa tecnica produttiva) ma, soprattutto, rispettosi del decalogo della Polizia Postale.
Infatti i siti in questione inseriscono dati bancari, partita iva e codice fiscale, numeri fissi. Insomma chi ha ideato questi 3 siti internet ha deciso di creare un sistema basato proprio sulle regole che possono indurre ad abbattere ogni tipo di scetticismo. Il tutto è stato studiato a tavolino. Ecco infatti cosa dice il decalogo:
1) Evitare di acquistare online da venditori che come forma di pagamento ti chiedono di ricaricare sul loro sito le tue carte di pagamento
2) Verificare con quali modalità è previsto il reso della merce 
3) Mantenere sempre attivo e aggiornato l'antivirus del proprio computer
4) Non registrare la propria password e i propri dati sensibili sulla carta di credito in risposta a mail inviate dai siti di e-commerce, perché potrebbero essere false
5) Cambiare periodicamente tutte le proprie password, prediligendo quelle alfanumeriche che non corrispondano né a nomi di persone, luoghi, cose o date di nascita
6) Non aprire le mail inviate da mittenti sconosciuti, perché potrebbero contenere dei virus
7) Non lasciare il computer collegato a internet se non è strettamente necessario
8) Affidarsi a esperti bravi e fidati per la manutenzione del proprio computer
9) Scaricare solo i files di cui si conosce la provenienza
10) Accertarsi dell'identità del venditore da cui si sta comprando, chiedendo per esempio il suo numero di telefono fisso

(fonte: www.euroconsumatori.eu - sito istutizionale di A.E.C.I. Associazione Europea Consumatori Indipendenti - link http://www.euroconsumatori.eu/leggiarticolo.php?id=392)