sabato 2 febbraio 2013

AGENZIA DEBITI: LE IENE SVELANO LA TRUFFA

Da qualche anno la crisi economica ha messo in ginocchio il Paese. Ad aggravare la condizione di migliaia di persone arrivano anche le società di recupero crediti e le cartelle esattoriali di Equitalia. Molti non hanno i soldi per pagare e così, presi dalla disperazione, cercano su internet possibili soluzioni.

Di agenzie che promettono l’annullamento dei debiti se ne trovano tante. Molte di queste millantano prestazioni che non potrebbero mai portare a buon fine. La trasmissione Le Iene ha smascherato, nel corso della puntata del 13 gennaio scorso, la truffa nascosta dietro www.agenziadebiti.it la cui attività è quella di fare in modo che le persone indebitate chiudano le loro pendenze con uno sconto del 70%.

Il servizio inizia con la giornalista di “Le Iene” che prova a chiamare un numero verde. Risponde un operatore: “Grazie per aver chiamato Agenzia Debiti S.p.a. In cosa posso esserle utile?” La giornalista finge di avere un debito di 50.000 euro con delle finanziarie e chiede soccorso.

L’operatore risponde: “Possiamo proporle una contrattazione a saldo e stralcio nella misura del 30% di quanto dovuto”. In altre parole, si fa credere al malcapitato debitore che, firmando un accordo con la finanziaria, si può chiudere definitivamente la pendenza attraverso il pagamento di un importo inferiore. “Il soggetto se ne sta a casa sua bello e tranquillo – continua l’operatore del call center – e noi lo assistiamo. Ovviamente dobbiamo pagare questo servizio e il costo dell’avvocato per la prima disamina. E c’è un costo di 390 euro”.

Le spese di pratica vengono giustificate per l’invio di documentazione e la disamina da parte di un avvocato specializzato.

 “Ma se poi non si può fare nulla?” chiede giustamente il cliente.

“Non è mai successo!” risponde l’operatore, mostrando sicurezza. “Non c’è volta in cui non abbiamo trovato anche un piccolo cavillo che ci desse la possibilità di procedere all’annullamento della cartella esattoriale. Non è nostra intenzione mettere in difficoltà le persone”.

 In verità, l’Agenzia non potrebbe mai procedere all’annullamento della cartella esattoriale: intanto perché vi sono procedure ben definite per ricorrere contro Equitalia ed esse richiedono l’intervento di un avvocato o di un commercialista con procura apposita rilasciatagli dal cliente. L’Agenzia non potrebbe mai intervenire autonomamente. Peraltro le eccezioni che l’agenzia promette di sollevare contro l’Agente della riscossione sono tutte fasulle. Peraltro non è mai possibile prevedere un saldo e stralcio in anticipo, peraltro con percentuali predeterminate.

 E difatti, la truffa è presto svelata. Dopo le iniziali 390 euro, al cliente vengono richiesti ulteriori pagamenti, anche a rate, per poter procedere all’annullamento dei debiti.

 L’infiltrato di Le Iene è riuscito a fingersi un aspirante operatore per verificare le tecniche di reclutamento del personale e scoprire i meccanismi interni della società. Scopre così che l’agenzia riceve circa 2000 richieste al giorno. A rispondere ci sono 100 operatori di un call center e ciascuno chiude in media 3 contratti da 390 euro.

 Ad essi, in fase di formazione, viene consigliato di non farsi intenerire dalle storie dei clienti e di comportarsi da veri squali:
- garantire al cliente che pagherà con un risparmio del 70%;
- far sentire il cliente già in possesso delle soluzioni;
- se il cliente non cede, mettergli paura, facendogli presagire il pignoramento della casa.

Un ex dipendente svela alla telecamera: “A un certo punto me ne sono andato. Ti rendi conto di quante persone stai truffando e di quante cose hai sulla coscienza una volta uscito da quell’agenzia. Una volta una signora mi ha detto che se mi pagava la rata di 390 euro non poteva compare la nuova sedia a rotelle. Io ho chiesto subito assistenza a un team leader e lui mi ha consigliato di non pensare a quello che mi aveva detto, ma di rifilarle la documentazione. E io gli ho detto che non me la sentivo. Allora si è messo lui al telefono e ha cercato di convincere la signora dicendole: Mi raccomando signora, se lei non si affida a noi poi le vengono a prendere addirittura la casa. Ovviamente la signora si è spaventava e ha comprato la documentazione”.
 

Le bugie di Danone, Colussi e Galbusera: pubblicità ingannevole, interviene l’Antitrust

Dopo le sanzioni inflitte alla Nutella, nel mirino dell’Antitrust sono finiti anche lo yogurt di Danone e i biscotti di Colussi e Galbusera; l’accusa nei confronti delle tre big alimentari è quella di pubblicità ingannevole rivolta a falsare le scelte del consumatore.

In particolare, l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha comminato una multa di 180 mila euro nei confronti di Danone per aver abusato della credulità dei consumatori, indicando, in alcuni prodotti, una maggiore presenza di calcio. La pratica commerciale scorretta sarebbe in grado di falsare le scelte economiche di una fascia di consumatori sensibili alle tematiche salutistiche, particolarmente attente alle opportunità di risolvere, con un alimento, la carenza di calcio paventata.

Multati per 60 mila euro anche i biscotti e i cracker di Galbusera, che assicurerebbero una quantità inferiore di grassi, senza però indicare il termine di paragone utilizzato. “Più leggeri”, ma rispetto a cosa? si chiede giustamente l’Antitrust. L’azienda vorrebbe diffondere l’idea che i prodotti reclamizzati abbiano, quanto a contenuto di grassi, una portata nutrizionale inferiore a quella effettiva.

Stessa sorte è toccata a Colussi, anche questa colpevole di aver diffuso messaggi pubblicitari con vanti nutrizionali senza indicare le tabelle analitiche di raffronto.

Dei tre gruppi alimentari, solo Danone farà ricorso.

Non molto tempo fa, la filiale americana di Ferrero aveva chiuso, con una transazione, la class action intentatale dai consumatori californiani. L’azione era volta a sostenere che gli effetti della Nutella non sono così salutari come lascerebbe intendere la pubblicità. Il risarcimento corrisponde a 4 dollari per ogni barattolo della crema venduto tra il 2009 e il 2012: il che corrisponde a ben 3 milioni di dollari.

(www.laleggepertutti.it)

Treno senza riscaldamento, viaggiatore risarcito

Solo perché il treno è arrivato a destinazione e in perfetto orario, non vuol dire che l’utente debba viaggiare in condizioni scomode. Al contrario, il disagio – che, per esempio, potrebbe derivare dal mancato funzionamento dell’impianto di riscaldamento – va comnque risarcito.

 La decisione adottata, di recente, in tal senso, dal Giudice di Pace della capitale [1] spezza una lancia a favore dei consumatori. Un tale, difeso dall’avv. Fabio Gerbino di Roma [2], è riuscito ad ottenere un risarcimento di mille euro per aver fatto un viaggio, durante la notte di Natale, in un vagone del treno privo di riscaldamento. Trenitalia non aveva informato i viaggiatori del disagio (di cui era a conoscenza), né aveva provveduto a spostare in altra carrozza il malcapitato utente.

Il giudice peraltro ha accordato un risarcimento superiore rispetto anche alle stesse tabelle previste dal regolamento di Trenitalia sui limiti di indennizzo [3].

 Per scaricare la sentenza clicca qui: Sentenza del GdP di Roma n.3318/2012

In pratica
Il viaggiatore che non arrivi in orario o il cui treno venga cancellato ha diritto a chiedere un risarcimento secondo le normali tabelle previste da Trenitalia. Invece, qualora il viaggio non sia stato confortevole, e tale circostanza poteva essere evitata dalla società di trasporto, l’utente ha la possibilità di chiedere un ulteriore risarcimento, al di là dei limiti delle tabelle.


[1] Giudice di Pace di Roma, sent. . 33184/12.
[2] Avv. Fabio Gerbino, Tel.: 06 8084553,
fabio.gerbino@studiolegalegerbino.com
[3] Sulla cui compatibilità con le norme sulla tutela del consumatore la sentenza sembra peraltro gettare un’ombra di dubbio.
 

Condomini morosi: reato comunicare i nomi in pubblico

I nomi dei condomini morosi non sono coperti da segreto: l’amministratore ha il dovere di comunicare le identità di chi non è in regola con le quote condominiali. Lo deve fare se a chiederglielo è l’assemblea o anche un singolo condomino.

Non solo. L’amministratore deve comunicare i nomi dei morosi anche ai creditori del condominio che vogliano procedere in esecuzione forzata; ciò perché – in base alla recente riforma – i creditori devono prima agire nei confronti di chi non ha pagato gli oneri condominiali e poi, eventualmente, su tutti gli altri condomini.

Tuttavia, l’amministratore non può affiggere i nomi dei condomini inadempienti sulla bacheca del condominio (generalmente posta nell’atrio del palazzo). Una tale condotta, infatti, secondo la Cassazione [1] costituisce diffamazione.

Secondo infatti la Suprema Corte, integra il reato di diffamazione il comunicato ove alcuni condomini sono indicati come morosi nel pagamento delle quote condominiali, qualora tale comunicato sia affisso in un luogo accessibile non solo ai singoli condomini dell’edificio, ma anche a un numero indeterminato di altri soggetti. E ciò anche se vi sia massima urgenza di recuperare le somme (come per esempio, nel caso deciso dalla Cassazione, se è stato minacciato l’imminente distacco dell’acqua).

Infatti, se i condomini dell’edificio vantano un interesse giuridicamente tutelato a conoscere la situazione debitoria di ogni singolo proprietario dell’immobile, tale interesse non lo hanno anche i terzi che si trovino a passare, accidentalmente, per gli spazi comuni dell’edificio.

In pratica
L’amministratore di condominio non può affiggere, nell’atrio del palazzo, i nomi dei condomini non in regola coi pagamenti, anche se sussiste una situazione di urgenza che impone la riscossione immediata delle quote (per esempio, il distacco della fornitura di luce o di acqua).


[1] Cass. sent. n. 4364 del 29.01.2013.

(www.laleggepertutti.it)

Anziani: chi deve pagare la retta della residenza sanitaria

É capitato che, al momento in cui una persona anziana e non più autosufficiente ha avuto la necessità di ricoverarsi presso una R.S.A., per l’impossibilità di ricevere adeguata assistenza a domicilio, sua figlia è stata sostanzialmente costretta a sottoscrivere un atto col quale si impegnava, insieme alla madre, “al pagamento della retta di mantenimento”.

Il Tribunale di Firenze [1] ha tuttavia ritenuto che la clausola del contratto contenente l’assunzione di detto impegno è nulla: ciò perché contraria alla norme imperativa che disciplinano l’aspetto economico di tali prestazioni socio-sanitarie. Esse, infatti, pongono i relativi oneri economici per il 50% a carico della Azienda Sanitaria (quota sanitaria) e per il restante 50% a carico del Comune (quota sociale), con compartecipazione da parte dei ricoverati e dei loro familiari in base ai rispettivi redditi.

Le clausole come quella in oggetto, invece, pongono direttamente a carico dell’utenza l’onere di pagamento della quota sociale della retta di ricovero; rappresentano quindi un concreto e talvolta persino insormontabile ostacolo alla fruizione dell’assistenza sanitaria, il che non è ammissibile.

In pratica
Chiunque si trovi costretto dall’emergenza assistenziale di un proprio familiare a sottoscrivere una clausola con cui si imponga il pagamento della retta della RSA, o lo abbia già fatto, può ritenerla nulla; di conseguenza, può legittimamente non pagare quanto in essa pattuito e chiedere la restituzione di quanto eventualmente già corrisposto.

[1] Trib. Firenze, sent. n. 3039 del 18 settembre 2012, dott. Riccardo Guida.
 
(www.laleggepertutti.it - articolo dell'Avv.to GIACOMO GUERRINI )

Isee: cos’è e come cambia nel 2013

Il mondo dei controlli del fisco italiano, oltre al redditometro, si arricchisce quest’anno di importanti novità riguardanti l’Isee (indicatore della situazione economica equivalente), al fine di distribuire in maniera più equa le prestazioni sociali erogate dallo Stato.

Che cos’è l’Isee?
L’Isee è uno strumento che consente di calcolare la condizione economica delle famiglie italiane mediante l’analisi del reddito, del patrimonio mobiliare e immobiliare, delle caratteristiche del nucleo familiare (numero e tipologia di componenti).

A cosa serve l’Isee?
L’Isee è un indice che consente di catalogare le famiglie per fasce di ricchezza. Coloro che rientreranno nelle categorie inferiori, poiché in precarie condizioni economiche, potranno beneficiare di prestazioni assistenziali e agevolazioni fiscali, come:
- assegno di maternità;
- iscrizione gratuita ad asili nido e ad altri servizi educativi per l’infanzia;
- prestazioni scolastiche come mense, libri, trasporti, borse di studio, tasse scolastiche e universitarie;
- agevolazioni per servizi di pubblica utilità come telefono, luce, gas;
- accesso al fondo per il sostegno al pagamento degli affitti;
- accesso ai contributi regionali per l’acquisto della prima casa per giovani coppie.

Le novità
Le novità sul calcolo Isee per il 2013 puntano su un maggiore rigore nella valutazione delle credenziali per ottenere i benefici. L’obiettivo è quello di una ripartizione più equa dei servizi, concedendoli a chi ne ha effettivamente bisogno e stanando i falsi poveri.

- nuclei familiari
Il nucleo familiare ora comprende:
- il dichiarante e il coniuge, anche se quest’ultimo ha una diversa residenza e non risulta nello stato di famiglia (eccetto se è legalmente separato, divorziato, oppure se ha perso la potestà sui figli);
- i figli di età inferiore ai 18 anni;
- i figli di età superiore ai 18 anni che sono a carico del dichiarante ai fini Irpef, anche se questi non convivono con i genitori e qualora non coniugati e senza figli;
- tutte le persone presenti nello stato di famiglia anagrafico.

Il nuovo sistema punta a favorire le famiglie numerose: in questo senso sono state apportate delle modifiche alle cosiddette scale di equivalenza, ossia a quei parametri utilizzati nel calcolo Isee che variano a seconda del numero di membri del nucleo familiare [1].

- reddito
Verrà preso in considerazione il reddito Irpef derivante da contratto di lavoro dipendente (con una franchigia fino al 20%, con tetto massimo di 3.000 euro) o da pensione (con tetto massimo di 1.000 euro). Al dato Irpef vanno poi aggiunti il valore di case e terreni, ricordando che detti beni oggi incidono il 60% in più rispetto al vecchio valore calcolato ai fini ICI.

L’Isee terrà anche conto di:
- redditi esenti da tasse [2] o soggetti a imposte sostitutive (ad esempio i canoni di affitto soggetti a cedolare secca [3]);
- introiti da attività agricola;
- assegni di mantenimento dei figli;
- patrimonio mobiliare

Nel calcolo dell’Isee, si terrà anche conto di:
- conti correnti postali e bancari;
- titoli di stato;
- obbligazioni;
- buoni fruttiferi;
- certificati di deposito;
- azioni in società italiane o estere;
- fondi di investimento.

Per i conti correnti non si dovrà indicare più la situazione al 31 dicembre dell’anno precedente, ma si prenderà a campione un giorno casuale degli ultimi tre mesi dell’anno.

- patrimonio immobiliare
- Per la prima casa è stata eliminata la franchigia di 51.645 euro, che veniva detratta dal valore fiscale dell’immobile. Il valore si calcolerà con gli stessi criteri previsti per l’Imu (rendita rivalutata e moltiplicata per 160), anche se la rendita catastale si considererà per 2/3 e non per l’intero, detraendo eventualmente la parte di mutuo ancora non estinta.

- Per tutti gli altri immobili sarà considerato il valore ad essi attribuito ai fini Imu.
Sarà computato anche il valore degli immobili all’estero.

- disoccupati
Colui che perde il lavoro può chiedere l’Isee aggiornato, che tenga conto dello stato di disoccupazione e gli permetta così di rientrare immediatamente nelle categorie cui spettano le prestazioni assistenziali e le agevolazioni fiscali.

- compilazione del modello
Una novità importante riguarda la compilazione del modello: non sarà più il cittadino richiedente, da solo o con il commercialista di fiducia, a compilare l’Isee, ma sarà compito dell’Inps oppure dell’Agenzia delle Entrate, che potranno utilizzare i dati in loro possesso sui redditi e sul patrimonio dei cittadini. Il contribuente indicherà solo le spese da detrarre e segnalerà eventuali errori.



- le note positive
È prevista una franchigia:
- fino a 7.000 euro per chi vive in un’abitazione in affitto;
- fino a 5.000 euro per chi vive in un’abitazione di proprietà, con incrementi di 500 euro per ciascun membro del nucleo familiare successivo al primo, fino a un massimo di 7.000 euro;
- di 6.500 euro per ogni persona del nucleo familiare non autosufficiente.

Inoltre il nuovo indicatore della situazione economica equivalente tiene conto della crisi e prevede la possibilità di cambiare il calcolo, aggiornandolo in corso d’anno, se avvengono eventi che determinano variazioni lavorative (ad esempio, in caso di licenziamento). Le variazioni reddituali dovranno però essere superiori al 25%.

Sono previste le seguenti detrazioni per i nuclei familiari in cui sono presenti persone con disabilità grave o non autosufficienti: spese sanitarie per il disabile, per l’acquisto di cane guida, di interpretariato per i sordi, e spese di assistenza specifica, fino a un massimo di 5.000 euro.

Maggiori sgravi fiscali sono previsti poi per le famiglie numerose, soprattutto se con figli di età inferiore ai tre anni.


[1] Per un componente l’indice è pari ad 1,00; per due componenti ad 1,57; per tre componenti a 2,04; per quattro componenti a 2,46; per cinque componenti a 2,85. Per ogni successivo componente, l’indice si incrementa di 0,35.

[2] Sono considerati redditi esenti le pensioni di guerra, quelle collegate a menomazioni subite durante il servizio militare di leva, le borse di studio, le pensioni e le indennità per invalidi civili, le indennità di accompagnamento, le pensioni sociali e i sussidi per persone affette dal morbo di Hansen.

[3] La cedolare secca sugli affitti è una misura di agevolazione fiscale introdotta nel gennaio 2011. Consiste nell’applicazione di un’aliquota fissa di tassazione al posto di quella Irpef che si applicherebbe al reddito del contribuente. Più il reddito del locatore è alto, più risulta conveniente applicarla. La sua adozione è facoltativa e rappresenta un’alternativa al regime di tassazione ordinario.
 
(fonte: www.laleggepertutti.it - Dott. Stefano Veltri)

LIBRETTI E CONTI DORMIENTI. RECUPERATE I VOSTRI SOLDI

“Tra libretti e conti dormienti è stato depositato a fondo un valore complessivo di 798.404.099,50 di euro. Sono oltre un milione, infatti, i fondi dormienti rilevati e comunicati da Banche e intermediari”

Vediamo nello specifico di cosa si tratta perché sono ancora molte le consulenze che riguardano i libretti o conti dormienti.

Si tratta di depositi, libretti postali e contratti finanziari dimenticati nei cassetti per vari ragioni, non movimentati per un periodo uguale o superiore a dieci anni, di valore non inferiore a € 100 (si deve considerare l'ammontare depositato).
Queste cifre, di sicuro interesse, sono state oggetto di disciplina precipua.
Le banche e gli intermediari che si trovassero di fronte ad un conto dormiente sono tenuti a comunicare all'ultimo indirizzo conosciuto dei titolari la possibilità di recuperare i denari depositati con la previsione di un termine di 180 giorni per evitare l'estinzione.
Diverso il comportamento che deve tenere la banca verso i libretti al portatore, in cui nella sostanza la banca non è tenuta a comunicare alcunché.
 
Ma che fine hanno fatto questi soldi? Sono finiti nel dimenticatoio?
No, non sono finiti nel dimenticatoio, sono stati accantonati a fondo.
Ogni situazione va ponderata con l'opportuna accuratezza e con attenzione. È comunque possibile chiedere il recupero delle somme accantonate con tanta fatica dai nostri nonni o dai nostri parenti.

Lo Staff della nostra Associazione Consumatori è a Vostra disposizione per garantirvi la giusta assistenza nelle azioni di recupero nella nostra nuova sede di Feltre, in via Garibaldi.
Chiamateci al numero 347 74 21 260 o scrivente una mail a feltre@euroconsumatori.eu.