mercoledì 2 gennaio 2013

Troppa pubblicità a cinema: scatta il risarcimento per il ritardo

Tempi duri per i ritardatari: far perdere tempo alle persone può determinare un danno non patrimoniale e far scattare il risarcimento del danno.

Il caso di specie si riferisce a una coppia che, la notte di Natale, si era recata presso un cinema di Napoli per vedere il classico film dei fratelli Vanzina. La speculazione, in questi casi, è sempre dietro l’angolo e il cinematografo ha creduto bene di proiettare mezz’ora di pubblicità prima dell’inizio della pellicola. I due hanno mal digerito la cosa e hanno fatto causa al gestore della sala.

Il Giudice di Pace [1] ha applicato le norme del codice civile [2] a una fattispecie del tutto originale, ma pur sempre con coerenza di interpretazione.

Il magistrato onorario ha ricordato come, con l’acquisto del biglietto, si stipuli un contratto tra spettatore e cinematografo. Quest’ultimo, pertanto, è tenuto a rispettare e adempiere agli obblighi assunti col cliente, ivi compresi quello della proiezione all’orario prestabilito da esso stesso. Eventuali inadempimenti o ritardi, oltre a configurare ipotesi di responsabilità contrattuale, generano un vero e proprio danno alla sfera esistenziale del cliente e quindi un danno non patrimoniale [3].

La coppia ha ottenuto un risarcimento di 550 euro a testa. Mica poco come regalo sotto l’albero.

[1] Giudice di Pace di Napoli, sent. 16 marzo – 14 maggio 2005.
[2] Artt. 1218, 1226, 2059 cod. civ.
[3] Cass. sent. n. 8827/03 e 8828/03.

(www.laleggepertutti.it - 02 gennaio 2013)

Varata la “mini patrimoniale”: la nuova tassa sulla povertà

Colpo di coda del governo Monti che ha varato la nuova “mini-patrimoniale”: tutti gli strumenti e i prodotti finanziari – fondi, polizze, azioni, obbligazioni, titoli di Stato e buoni fruttiferi postali – pagheranno, dal prossimo anno, un’imposta pari all’1,5 per mille del loro valore di mercato.
Un tempo le tasse venivano applicate sulle fonti di ricchezza; oggi, che di ricchezza ce n’è poca o non ce n’è per niente, si applicano sui risparmi faticosamente sottratti alle tasse. E lo fanno nel modo più incostituzionale che si possa immaginare. Vediamo perché.
La nuova imposta si dichiara essere proporzionale, in quanto dovrebbe applicarsi in misura percentuale al volume del risparmio del cittadino: pari, cioè, all’1,5 per mille. In realtà non è così. Infatti, la misura minima della tassa è di euro 34,20: sotto tale limite essa non può scendere. Questo vuol dire che, se il conto del contribuente contiene diecimila euro, questi non pagherà un’imposta di 15 euro (pari cioè all’1,5 per mille), bensì comunque di 34,20 euro (pari cioè al 3,42 per mille). In questo modo, la tassa graverà più sui poveri che sui ricchi.
Tale sistema viola la Costituzione per ben due volte: laddove stabilisce che le tasse vanno pagate da ciascuno in ragione della propria capacità contributiva e laddove stabilisce il principio diprogressività della tassazione [1].

[1] Art. 53 Cost.: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività“.

(articolo dell'.Avv.to Greco Angelo del 31/12/2012)

ECCO COME CAMBIANO LE BOLLETTE DI LUCE E GAS DAL 2013

Luce e Gas: da gennaio 2013, le bollette registreranno delle sensibili variazioni. È bene conoscerle sin d’ora, per orientare i consumi familiari.

Gas
Per quanto riguarda il gas ci sarà un aumento dell’1,7%, pari a 22 euro annui, deciso dall’Autorità per l’Energia. L’incremento del costo è determinato dall’aggiornamento delle tariffe di distribuzione, misura, trasporto e stoccaggio.

Luce
La bolletta della luce invece diminuirà dell’1,4% per effetto dei significativi ribassi del prezzo nel mercato all’ingrosso.

La diminuzione della domanda di energia, a causa della crisi economica, ha portato effetti divergenti: da un lato è diminuito il prezzo della “materia prima”; dall’altro è aumentato il valore unitario delle componenti a copertura dei costi fissi infrastrutturali. Infatti, i costi delle infrastrutture sono, per loro natura, sostanzialmente fissi, cioè non dipendono dalla quantità di gas o elettricità trasportata.

Ricordiamo comunque che sono stati previsti, per le famiglie a basso reddito e quelle numerose, dei bonus sulla bolletta gas. La misura vale esclusivamente per il gas metano distribuito a rete (e non per il gas in bombola o per il GPL) e solo per i consumi nell’abitazione di residenza. 

La stessa misura si applica per la bolletta della luce.

(ARTICOLO DI REDAZIONE DEL 28/12/2012 DI www.laleggepertutti.it)

“Agenzie debiti”: attenti alle truffe delle società di ristrutturazione

“Ridurre l’esposizione debitoria fino al 70%, incluse le richieste al Fisco”: false promesse fatte da società di ristrutturazione che, per questo, sono state sanzionate severamente dall’Antitrust [1].
La proposta commerciale “truffaldina” viene normalmente rivolta a imprenditori e consumatori in difficoltà economiche, attraverso pubblicità su internet, stampa e sms.

In realtà, al contrario di quanto promesso, il cliente, dopo un primo contatto con un call center, si vede recapitare a casa un pacco, da pagare in contrassegno, mediante versamento della “modica” cifra di 390 euro. Il plico contiene semplice modulistica per conferire eventuali incarichi a effettuare visure riguardanti la propria esposizione debitoria.

Dagli accertamenti istruttori compiuti dall’Antitrust, anche alla luce delle segnalazioni inviate dalle associazioni dei consumatori, è emerso che le due società non sono in possesso di licenza per l’esercizio di un’agenzia d’affari né hanno presentato una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

Infine, per quanto riguarda i debiti contratti con Equitalia e il Fisco, tali società prospettano come soluzione in grado di “risolvere ogni problema di debiti” la semplice “opposizione alle richieste di Equitalia e Fisco per diminuire, sospendere e rateizzare le cartelle esattoriali”: obiettivo impossibile in quanto, per i debiti con la P.A. e il Fisco, le possibilità di trattativa e rateizzazione sono strettamente limitati da specifiche norme di legge.

(articolo di Luisa Massaro pubblicato su www.laleggepertutti.it il 31dicembre2012)

Pagamenti parziali di cartelle esattoriali Equitalia: come imputare i pagamenti

Non ho pagato alcune cartelle esattoriali notificatemi da Equitalia: alcune di queste sono scadute (essendo decorsi i sessanta giorni dalla notifica); altre, invece, non ancora.

Vorrei pagare, ma non ho i soldi necessari a coprire l’intero debito. Posso versare, per il momento, solo degli acconti?
Si, il contribuente può versare anche solo degli acconti, rimanendo debitore per il residuo.
Infatti, il concessionario non può rifiutare pagamenti parziali di rate scadute e pagamenti in acconto per rate di imposte non ancora scadute [1].

Rate scadute e rate non scadute
Se il contribuente è debitore sia di rate scadute che di rate non ancora scadute, l’eventuale pagamento di un acconto viene così imputato:
- prima a copertura delle rate scadute, dei relativi interessi, dei diritti e delle spese maturati a favore dell’Agente della riscossione;
- poi, l’eventuale eccedenza potrà andare a coprire anche le rate non scadute.

Rate scadute
Nei riguardi delle sole rate scadute, inoltre, l’imputazione è fatta rata per rata:
- iniziando dalla più remota,
- passando poi al debito di imposta,
- alle sanzioni,
- al debito relativo agli interessi di mora,
- e solo successivamente l’imputazione può essere fatta ai diritti e alle spese maturati a favore dell’Agente della riscossione.

Debiti di imposta scaduti
Per i debiti di imposta già scaduti, l’imputazione è fatta con preferenza alle imposte o quote di imposta meno garantite e fra imposte o quote di imposta ugualmente garantite con precedenza a quella più remota.

[articolo di redazione del 28dicembre2012 pubblicato su www.laleggepertutti.it]

Tutti gli illeciti di Equitalia: intervista all’avv. Alberto Goffi

Equitalia è davvero così iniqua come tutti dicono o, invece, si limita a fare ciò che la legge le consente? É lecito e giusto il modo in cui riscuote i tributi? È così efficiente nella lotta all’evasione? Ne abbiamo parlato con l’avv. Alberto Goffi, consigliere regionale del Piemonte e autore del libro: “É Qui l’Italia? – Viaggio tra tasse killer e fisco iniquo”.

LLPT: Lei, da anni, ha intrapreso una convinta battaglia contro Equitalia. Cosa denuncia, in particolare, dell’attività svolta da quest’ultima?

Alberto Goffi: Ritengo che siano tanti gli aspetti gravi e quindi denunciabili dell’agire di Equitalia. Innanzitutto, il fatto di trattare i cittadini come se fossero tutti evasori: purtroppo le vere vittime di Equitalia non sono coloro che evadono milioni di euro al fisco bensì persone normali, impiegati, operai, pensionati ed imprenditori di piccolo e medio calibro, in generale quindi i titolari di partita iva, e sempre più spesso anche i lavoratori dipendenti. Si tratta di persone che hanno una storia di trasparenza e di serietà, che hanno sempre dichiarato regolarmente, attraverso la compilazione dell’F23 e F24 o del DM10, ma al momento di versare si trovano in difficoltà per svariate cause. Tra tutte: calo del fatturato dovuto alla crisi economica, problemi di salute e malattie, ritardato o mancati pagamenti da parte della P.A. ed errori degli agenti della riscossione (fenomeno delle cartelle pazze).

Gli “altri”, quelli delle fasce alte, è risaputo che tasse ed imposte riescono a non pagarle. E nella peggiore delle ipotesi, se proprio vengono “scoperti” dalla G.d.F. o dall’Agenzia dell’Entrate ottengono sconti e dilazioni che un cittadino normale non otterrebbe mai (ne sono un esempio i casi di Sofia Loren, Alberto Tomba, Valentino Rossi, Pavarotti, ecc).

LLPT: Questo modo di agire inevitabilmente indigna i cittadini. Quali sono le conseguenze?

A.G.: Ora un’intera nazione sembra essere indignata. Gli italiani affondano in un mare di tasse con una pressione fiscale diretta che ha superato il 55%, non c’è settimana in cui non sentiamo parlare di piccoli e medi imprenditori che si sono suicidati, lo scorso anno sono fallite 11.615 aziende lasciando a casa almeno 50mila persone, ogni giorno chiudono 100 negozi e altrettante famiglie perdono la casa. Si aggiunga l’IMU e la benzina che occa i 2 euro al litro.

Il nostro è un Paese dove chi non assolve ai propri doveri fiscali lo fa anche perché non riconosce nello Stato impositore la capacità di restituire con servizi adeguati i sacrifici fatti attraverso il versamento dei contributi. Ma ancora peggio, per molti lo Stato viene percepito come un nemico, un’entità astratta, non composta di esseri viventi con i loro sentimenti e senso di responsabilità. Lo Stato non è più un esempio, se liquida i propri fornitori con ritardi che arrivano fino a 1500 giorni, e poi tramite Equitalia pretende dai contribuenti il pagamento delle tasse (pur derivanti da regolare dichiarazione) entro 60 giorni, pena l’aggiunta di interessi che raddoppiano l’importo dovuto e l’applicazione di procedure che bloccano conti correnti, autoveicoli e beni immobili di proprietà.

LLPT: Quindi Lei ritiene che non ci sia una proporzione tra quanto chiesto ai cittadini italiani e quanto loro offerto dallo Stato in termini di servizi?

A.G.: Esatto, ma non solo. È nello stesso rapporto credito-debito tra Stato e cittadino che non c’è corrispondenza. Infatti, nel cittadino vengono spontanee queste domande: Ma perché i debiti pagati in ritardo da parte dello Stato e della P.A. non sono soggetti a interessi? Perché non si può rispettare il semplice meccanismo della compensazione, per il quale se io devo 100 allo Stato e al contempo vanto un credito di 80 da esso, posso saldare pagando solo la differenza?

Lo Stato è così solerte nel pretendere i pagamenti dalle aziende, poi impiega in media 4 mesi, che salgono ad 8 nell’edilizia, per liquidare i suoi fornitori. Questo è inaccettabile, per di più con una direttiva europea che vincola le aziende pubbliche a pagare i propri fornitori entro e non oltre 60 giorni. La situazione attuale rischia di mettere in ginocchio l’economia dell’intero Paese: come può sopravvivere una piccola ditta individuale o a conduzione familiare se viene pagata con un anno e mezzo di ritardo? Così vengono superate dalle multinazionali, le uniche in grado di poter sopportare queste condizioni. Ma così si rischia di far morire le piccole realtà imprenditoriali. Si pensi al record negativo che in Piemonte detiene l’ASL 6 di Ciriè (TO) che arriva a pagare i suoi fornitori con un ritardo di 510 giorni. Mentre Equitalia pretende che si saldi una cartella esattoriale entro 60 giorni.

Sempre più spesso è lo Stato a tradire l’impresa. Lo Stato non paga i lavori pubblici eseguiti dagli imprenditori edili (per un importo di oltre 70 miliardi di euro) e pur essendo debitore chiede il rispetto di tutti i balzelli entro 60 giorni altrimenti scattano i meccanismi di Equitalia, oltre che l’infamante accusa di “evasore”.

Lo Stato non garantisce una giustizia civile capace di assicurare il pagamento delle prestazioni di lavoro. Lo Stato ha una tassazione e una pressione contributiva tra le più elevate d’Europa e di contro offre servizi pubblici e infrastrutture non all’altezza. Lo Stato non è competitivo per costo del lavoro e qualità del capitale umano, per burocrazia, per politiche creditizie.

LLPT: Equitalia assume il ruolo del soggetto “forte” che arriva nel giro di pochi mesi a spogliare il debitore di tutti i suoi beni finché il debito non si è estinto. Essa ricorre a strumenti fortemente limitativi: ipoteca, fermo amministrativo, pignoramento. Tutto questo si può giustificare con la necessità di lotta contro l’evasione fiscale?

A.G.: Equitalia, in realtà, è forte coi deboli e debole con gli evasori veri. Perché Equitalia opera iscrivendo a ruolo crediti già accertati dall’Agenzia delle Entrate, dall’Inps e da altri enti, il più delle volte derivanti da corrette dichiarazioni dei redditi, sanzioni al Codice della Strada ed altro, che nulla hanno a che fare con l’evasione fiscale e non fornisce alcun contributo nella lotta all’evasione.

LLPT: In caso di errori di Equitalia, il cittadino è adeguatamente tutelato?

A.G.: Purtroppo difendersi da eventuali eccessi o errori di Equitalia non è facile e non è alla portata di tutti. Di sicuro si va incontro a perdite di tempo, e spesso anche di denaro, nell’affrontare estenuanti ricorsi per riuscire a trattare ad armi pari con lo Stato. Perché con Equitalia si è invertito l’onere della prova: l’Erario ti accusa di evasione e spetta a te dimostrare che non c’è stata. Il principio è quello del solve et repete: di fronte a una pretesa ingiusta, puoi sgolarti quanto vuoi ma prima sganci il denaro al Fisco e poi, se ti va bene, richiedi al giudice il maltolto.

LLPT: Secondo Lei, come dovrebbe cambiare l’attività di riscossione dello Stato tramite Equitalia?

A.G: Ritengo che lo Stato debba essere più “umano” nei confronti del suo popolo. Per fare ciò, dovrebbe: 1) comprendere la differenza tra evasori e persone in difficoltà, punendo pesantemente l’evasore scovato dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Entrate e prevedendo piani di rientro del debito più flessibili e procedure meno aggressive (riduzione di sanzioni e interessi) e meno invasive per i contribuenti morosi o in stato di malattia accertata; 2) far compensare i debiti con i crediti: lo Stato liquida i propri fornitori con ritardi che arrivano fino a 1500 giorni, e poi pretende dai contribuenti il pagamento delle tasse entro 60 gg, pena l’aggiunta di sanzioni e interessi che raddoppiano l’importo dovuto oltre all’applicazione di procedure che bloccano conti correnti, autoveicoli e beni immobili di proprietà; 3) invertire l’onere della prova, ovvero risolvere gli errori del fisco senza che questi ricadano sulle spalle di contribuenti sempre più poveri.

LLPT: A gennaio Lei ha presentato una proposta alternativa per la riscossione dei tributi locali. In cosa consiste?

A.G.: Si tratta di una proposta di legge per creare un ente di riscossione regionale, o meglio una Direzione, sotto l’assessorato al bilancio, in alternativa ad Equitalia per la riscossione dei tributi locali (dalle multe alla tassa raccolta rifiuti, dall’ICI al bollo auto), che applichi norme meno vessatorie nei confronti dei contribuenti. Sarà così il Piemonte la prima regione in Italia ad avere un suo ente con il triplice scopo di: ridurre l’aggio della riscossione e tutte le altre voci a carico del contribuente, quali interessi di mora, sanzioni, aggi, interessi di rateizzazione, spese di notifica, ecc.., poter compensare i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione con i debiti (per es. se una ditta artigiana aspetta ancora il pagamento di un lavoro da parte di un ente pubblico può rivalersi non pagando il bollo del furgone, recuperando così una parte di ciò che gli spetterebbe), creare una rete capillare di sportelli sulla base del modello austriaco, per bilanciare la posizione del contribuente con quella dello Stato. Si tratta di realizzare un sistema di riscossione più favorevole verso i contribuenti, che consenta di mantenere sul territorio le risorse recuperate. Questo sarebbe un esempio concreto di attuazione di un federalismo pragmatico, realizzabile in tempi brevi senza alcuna riforma costituzionale.

LLPT: La ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato.

AG: Grazie anche a voi per il servizio che svolgete per i cittadini. Il vostro portale, oltre ad essere originale, è anche molto utile per tutti.
 
[articolo dell'Avv.to Maria Monteleone del 21/12/2012 pubblicato su www.laleggepertutti.it]

NOVITA' PER LA PATENTE E NUOVI LIMITI DI ETA' PER LA CIRCOLAZIONE

Novità per i motociclisti navigati e per quelli alle prime armi: su impulso dell’Unione europea [1], il 19 gennaio 2013 entreranno in vigore le nuove disposizioni [2] che modificheranno ed integreranno in alcuni punti il Codice della Strada.

Per la guida dei cosiddetti cinquantini [3], il certificato di idoneità (il patentino verde) verrà sostituito con una patente rinnovata, definita AM, che possiederà tutte le caratteristiche di quella classica: quindi, oltre agli estremi identificativi, sarà dotata dei famigerati punti e potrà essere utilizzata come documento di identità.

Finché il conducente del ciclomotore sarà minorenne non potrà trasportare passeggeri, per la felicità di fidanzatine e potenziali pretendenti.

Si introducono nuove fasce di età per il conseguimento della patente A. Se non si possiedono titoli di guida certificati, sarà necessario aver compiuto 24 anni; altrimenti, se il conducente vanta all’attivo già due anni di guida con la patente A2, il limite scende a 20 anni, purché sostenga l’esame pratico.
Per i neopatentati si prevedono nuovi limiti di velocità: 100 km/h sull’autostrada e 90km/h sulle strade extraurbane, da rispettare nei primi tre anni dal conseguimento della patente.

Infine chi otterrà la patente A2, nei primi due anni potrà condurre soltanto moto con una potenza massima di 35 kw [4].


[1] Cfr. direttiva 2006/126/CE.
[2] D.lgs. 59/2011.
[3] Ciclomotori con cilindrata massima di 50cc.
[4] Tuttavia l’esame di guida dovrà essere sostenuto con un veicolo con potenza massima di 25 Kw.

[Articolo di Nicola Giofré pubblicato il 27/12/2012 su www.laleggepertutti.it]